Una mappa su due piedi: diamo una mappa a Latronico partendo dalla comunità.

Una mappa su due piedi, comincia l'avventura! - video di Valentina Anti, Giuseppina Renna, Ilenia Romano, Martina Vicini

Una mappa su due piedi, comincia l'avventura! - video di Valentina Anti, Giuseppina Renna, Ilenia Romano, Martina Vicini

Valentina Anti, Giuseppina Renna, Ilenia Romano e Martina Vicini per Spazi Attivi, con il progetto Una mappa su due piedi, scoprono Latronico, un paese lucano dal panorama suggestivo. Una mappa su due piedi si sviluppa nell’ambito del progetto A cielo aperto 2017. “A cielo aperto” è un progetto di arte pubblica finalizzato alla costituzione di un museo di arte contemporanea a Latronico, promosso dall’Associazione culturale Vincenzo De Luca e curato da Bianco-Valente e Pasquale Campanella. Spazi Attivi, con Una mappa su due piedi, propone un percorso di avvicinamento alla cittadinanza e al tema della progettazione partecipata con l’obiettivo di gettare le basi per l’elaborazione di una vera e propria mappa di comunità. Una mappa su due piedi è per Spazi Attivi uno strumento di conoscenza identitaria, di autorappresentazione e progettualità. La costruzione della mappa di comunità sarà resa possibile grazie alla progettazione di un laboratorio che Spazi Attivi realizzerà nella settimana dal 7 all’11 agosto 2017 a Latronico presso la Residenza d’arte

contemporanea Maddalena Maturo. L’azione motrice del “camminare” sarà l’elemento di misurazione dello spazio e della percezione di se stessi. Il laboratorio si articolerà in tre fasi: Vicinanze collaterali: il momento dell’indagine diretta, della “messa a fuoco”. Spazi Attivi realizza interviste/video-interviste per raccogliere i legami tra abitanti, luoghi e comunità. Esplorazioni territoriali: il momento della “passeggiata di quartiere”. Spazi Attivi orienta i partecipanti alla riscoperta dei luoghi della quotidianità. Avvengono scambio e confronto, si intrecciano esperienze personali e di gruppo. Co-progettazione: il momento della condivisione e restituzione dei concetti chiave, dei significati, dei segni. Gli elementi materiali e immateriali che emergeranno e che verranno mappati sono conosciuti e sconosciuti allo stesso tempo. Sono già presenti ma silenziosi, nascosti, assimilati o dimenticati e saranno mappabili solo nel momento in cui l’idea del mappare sarà condivisa dalla comunità di Latronico. A conclusione del laboratorio Una mappa su due piedi, la mappa di comunità verrà esposta a Latronico dal 12 al 22…

Intervista 'a tradimento' al fotografo Andrea Palmucci

Human Race - Foto di Ilenia Romano

Human Race - Foto di Ilenia Romano

Spazi Attivi, grazie alle sensazioni suscitate dalle foto di Andrea Palmucci, ha riflettuto molto sull’umanità e la sua condizione nel mondo; sulle sfumature tra chiusura e apertura, tra paura e speranza, tra vicinanza e lontananza, tra solidarietà e indifferenza espresse nei post it scritti dalle persone incontrate in giro nel Quartiere 4 di Firenze. Davanti agli occhi scorreva una sequenza: sbarco - spiaggia - caso strano c’era quella scritta - ombra dell’altro bambino - la bandiera greca. Così, Spazi Attivi ha voluto approfondire la storia dietro ogni foto e, per conoscerla, ha ascoltato il racconto del fotografo. Ecco l’intervista, un po’ a tradimento, che Giuseppina Renna ha fatto ad Andrea Palmucci: Momento “Vedi il momento, il momento in cui sono distratti, sono persi. Cerchi di farli ridere, certi bambini non riesci. Quello piccolino ha uno sguardo che ha già 50 anni. Ho sempre lavorato con i bambini, ho affinità”. Distanza “Prima lavoravo con uno zoom, riuscivo a fare un ritratto

anche da 20 metri. Ora lavoro con un obiettivo fisso, un 28 mm. Per lavorare mi sono imposto di ridurre la distanza, devo far sentire anche la mia presenza”. Rispetto “Ci sono foto che ho fatto e non pubblicherò mai, foto che non ho fatto, che sono rimaste a me. Ogni foto tu la vedi io l’ho vissuta. La temperatura esterna, l’attimo, il suono, gli odori, è tutto un foto-registro”. Occhi “La sofferenza ti arriva da lì. I bambini non hanno filtri. Un grande si atteggia. Loro sono puri, quello che hanno negli occhi racconta tutto: il contesto lo raccontano loro. La razza umana è quella, non andiamo a dividerci in diecimila pezzettini”. Fotografia ”Ho la foto di quando scatto questa foto. A certi bambini metto la macchina al collo, mi hanno fatto degli scatti anche loro. Poi arrivano in 10mila. Non ho mai avuto problemi ad avvicinarmi. Anche le donne che all’inizio non vogliono poi si lasciano fotografare. È…

Spazi Attivi ha voluto declinare alcuni spazi pubblici d'attesa o di passaggio per gli abitanti del Quartiere 4 di Firenze in spazi espositivi e di riflessione.

Human Race - Foto di Giuseppina Renna

Human Race - Foto di Giuseppina Renna

Qual è il posto giusto per riflettere sull'umanità e la sua condizione nel mondo? Qual è il posto giusto per fermarsi a guardare uno scatto in bianco e nero di un reporter? Qual è il posto giusto per farsi fare qualche domanda, scrivere con un pennarello le risposte? Per l'evento Human Race Spazi Attivi, con il supporto dell'Associazione Kenosis, ha deciso che il posto giusto sarebbe stato il mercato dell'Isolotto, l'ingresso del supermercato, la fontanella della biblioteca e la fermata del bus. Così siamo andati in giro per il Quartiere 4 di Firenze travestiti da sandwich: davanti una foto e dietro un pannello su cui incollare riflessioni invogliate da una semplice richiesta, "Guarda la foto e scrivimi cosa ti suscita". Le persone ci hanno guardato con curiosità e scetticismo: siamo abituati alla ripetizione e una foto e una domanda nel posto dove non te l'aspetti, in qualche modo, smuove qualcosa, in qualsiasi senso. Abbiamo raccolto senza

distinguere. Le sensazioni restituite sono esposte alla BiblioteCaNova all'Isolotto insieme alle foto di Andrea Palmucci ed è possibile vederle fino al 27 maggio. Spazi Attivi ha raccolto infinite sfumature tra chiusura e apertura, infinite sfumature tra paura e speranza, infinite sfumature tra vicinanza e lontananza, infinite sfumature tra solidarietà e indifferenza. Hanno risposto quasi tutti, anche solo per dire che non riuscivano a scrivere nulla; hanno scritto in italiano, arabo, francese e inglese. Spazi Attivi ha voluto declinare alcuni spazi pubblici d'attesa o di passaggio per gli abitanti del quartiere 4 di Firenze in spazi espositivi e di riflessione. Rivisitare luoghi d'attesa e di passaggio con l'inserimento di un elemento imprevisto come una foto che richiede di fermarsi e riflettere, è servito a sondare la disponibilità delle persone a gestire la rottura della routine del luogo, a valicare i confini rigidi delle pertinenze dei luoghi di quartiere, a giocare con la novità e a prendere in considerazione la possibilità di vivere gli spazi collettivi…

Che altro serve per parlare di verdure biologiche, di cardi, di sogni, di domani, di cambiamento, di Spazi Attivi? Non molto altro. Anche un incontro è uno spazio attivo nel momento in cui si accorciano le distanze.

Dove faccio la spesa? - Disegno di Caterina Aprile

Dove faccio la spesa? - Disegno di Caterina Aprile

Sul tavolino la mia tazzina di caffè, un foglio dei prodotti in offerta in una catena di supermercati, una sola penna per due, due pc minuscoli, stesso modello, uno bianco e uno nero. Che altro serve per parlare di verdure biologiche, di cardi, di sogni, di domani, di cambiamento, di Spazi attivi? Non molto altro. Anche un incontro è uno spazio attivo nel momento in cui si accorciano le distanze. Non ci conoscevamo. C’è distanza anche quando si fa parte di un rapporto a “km 0” in cui uno è produttore e l’altro è consumatore. C’è sempre uno spazio da attivare, anche nella più imminente prossimità anche quando non sembrano esserci intermediari. Lo spazio da attivare è la fiducia. Ho cercato quest’uomo senza sapere nient’altro se non che condividiamo un modo di proteggere l’ambiente, lui come produttore e come consumatore, io solo come consumatrice. Spazio attivo di condivisione, di consiglio, di supporto. Riconoscere una persona come necessaria per fare un

passo nella nostra crescita personale e per i nostri progetti. Ho capito che ero ad attivare uno spazio quando per spiegargli Spazi attivi ho fatto ricorso ad uno dei sogni per cui l’associazione è nata. Non ci avevo mai pensato ma un obiettivo latente è quello di riavvicinarsi, di contattarsi, di non lasciare i legami come canali inutilizzati ma di ricavarne la linfa di continui sviluppi. Abbiamo studiato insieme il perché c’è da fare una scelta tra l’insalata imbustata, pulita e pronta e quella tagliata e sporca di terra che va ripulita, lavata e rilavata. I limoni in foglia ora hanno un valore diverso: la foglia è un indicatore di freschezza, come avevo fatto a non pensarci prima. La stagionalità è molto più varia del previsto. C’è da stare attenti, a un giorno dal nostro appuntamento in classe, con le chiavi della città in mano si sente l’importanza delle domande, delle giuste domande, l’importanza di cercare interlocutori diversi e avvicinarli,…

Spazi attivi è tutto questo. Un processo. Intimo e collettivo. E noi ci siamo incontrate così. E ci chiediamo cos’è uno spazio attivo e lo chiediamo agli altri, in continuazione. Perché lo spazio attivo è un mutamento, un movimento, un momento, un’intuizione.

La bellezza - foto di Valentina Anti

La bellezza - foto di Valentina Anti

Una testa. Un milione di idee. Una testa incontra un’altra testa. Esponenziali di idee. In 11 ci siamo incontrate così. 11 teste a costruire qualcosa che comprendesse tutto, che attuasse quell’idea condivisa di aggiungere valore ai luoghi, senza inventarne di nuovi, rivivendoli, aprendoli e facendoli emergere in nuovi espressioni. I luoghi sono per tutte noi come un volto. Ogni volto esiste già ma rivive con ogni nuova espressione. Bisogna emozionarsi. Ad aprile quando abbiamo scelto il nome “Spazi Attivi” e abbiamo brindato sul nostro oggetto sociale e statuto condiviso avevamo l’espressione di 11 sognatrici che tagliano il traguardo di iniziare un’avventura. Attiviamoci in emozioni. Inizia così. Nasci. Uno spazio dentro e uno fuori. Nasci e sei fatto a posta per percepire spazio e per occuparlo. Vista. Olfatto. Gusto. Udito. Tatto. Vedi il tuo naso. Poi cerchi di vedere chiaro. Scopri anche il naso dei vicini. Senti odore di latte. Poi ne cerchi la provenienza. Senti odore di ragù e si

inizia a ragionare. Assapori la pastina con formaggino. Poi vuoi imparare a cucinare con le ricette di chi ti fidi e finisci con il cucinare il pollo al curry. Ascolti la ninna nanna. Poi decidi che rumori e suoni produrre con i tuoi strumenti e ti fai prestare la zampogna. I primi passi. Poi inizi a muoverti e senza allontanarti troppo ti perdi nel parco dietro casa. Guardi meglio e il mondo è più grande, e ti viene voglia di andare a vederlo. Cerchi la bellezza. Vuoi contribuire a costruirla. Ma ricorderai per sempre i primi nasi che hai visto. L’aria ti porta nuovi profumi e ti viene voglia di partire per sentire dove nasce quella brezza. Ma il profumo del curry lo senti da miglia e miglia. Il palato è curioso e ti viene voglia di assecondarlo. Ti viene voglia di sperimentare. Insegni a tua mamma come assaggiare il vino. I tuoi strumenti li senti suonare in orchestre sempre…

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